Focus

CONSIDERAZIONI SUL NUOVO TESTO DELL’ART. 56 DELLA L. N. 392/1978

Di
Vincenzo Cuffaro

La recentissima novellazione dell’art. 56 della legge n. 392/1978, attuata dall’art. 7 bis del D.L. 13 settembre 2004, n. 240 – introdotto nella legge di conversione n. 269/2004 – impone agli studiosi e agli esperti della materia locatizia una riflessione tesa ad individuare quali aspetti della nuova disciplina siano realmente innovativi rispetto al sistema previgente; ciò anche al fine di prevenire i dilemmi che con ogni probabilità emergeranno nel primo periodo di applicazione della norma.

Come è noto, la vecchia formulazione dell’art. 56 della legge sull’equo canone prevedeva il potere del giudice, all’atto di disporre il rilascio dell’immobile locato, di fissare altresì la data di esecuzione del provvedimento entro un termine massimo di sei (eccezionalmente di dodici) mesi; termine dunque dilatorio quanto alla possibilità per il locatore di mettere in esecuzione il titolo.

Il nuovo testo della disposizione impone, nel comma 1, una dettagliata motivazione del provvedimento di differimento dell’esecuzione e soprattutto introduce, nel comma 3, una nuova regola per cui «qualunque forma abbia il provvedimento di rilascio», è attribuito alle parti il potere di proporre dinanzi al Tribunale in composizione collegiale «l’opposizione di cui all’art. 6, comma 4, della legge 9 dicembre 1998, n. 431»; la norma precisa che l’opposizione può essere proposta «in qualsiasi momento e limitatamente alla data fissata per l’esecuzione».

Leggi l'articolo completo