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Discariche e nuove disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente

Di
Giovanni Gagliani Caputo
Pubblicato in:

1. Discarica

La definizione di discarica è contenuta all’articolo 2, primo comma, lettera g), del D.L.vo n. 36/2003 (Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti), ove è disposto che per discarica si intende l’area adibita a smaltimento dei rifiuti mediante operazioni di deposito sul suolo o nel suolo, compresa la zona interna al luogo di produzione dei rifiuti adibita allo smaltimento dei medesimi da parte del produttore degli stessi, nonché qualsiasi area ove i rifiuti sono sottoposti a deposito temporaneo per più di un anno. Sono esclusi da tale definizione gli impianti in cui i rifiuti sono scaricati al fine di essere preparati per il successivo trasporto in un impianto di recupero, trattamento o smaltimento, e lo stoccaggio di rifiuti in attesa di recupero o trattamento per un periodo inferiore a tre anni come norma generale, o lo stoccaggio di rifiuti in attesa di smaltimento per un periodo inferiore a un anno. La qualificazione giuridica di discarica necessita, quindi, della sussistenza di almeno due elementi: 1. il numero e il tempo dei conferimenti, che denota una sorta di organizzazione dell’attività. Secondo i giudici penali si configura una attività di gestione dei rifiuti abusiva o di smaltimento, sanzionata penalmente dall’articolo 256, comma 1 del D.L.vo n. 152/2006 applicabile a “chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216”. In ragione di quanto precede si configura l’abbandono di rifiuti solo nel caso di assoluta occasionalità, mancanza di ripetitività o abitualità dell’evento, anche se si tratti di rifiuti propri; 2. la trasformazione subita dal territorio per effetto degli stessi, a seguito della permanenza della destinazione dell’area. A tale concetto è assolutamente necessario accostare quello relativo al problema temporale della permanenza dei rifiuti in quanto, “l’attività di deposito incontrollato di rifiuti che non sia occasionale e discontinua bensì reiterata per un tempo apprezzabile e con carattere di definitività integra gli estremi del reato di cui all’articolo 256, comma 3 del citato D.L.vo n. 152/2006.

Sommario: 
1. Discarica. 2. Divieto di abbandono. 3. Il nuovo articolo 452-bis del codice penale. 4. Il nuovo articolo 452 duodecies del codice penale.
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