Focus

CENNI SUL CONCETTO DI MALATTIA MENTALE

Di
Giuseppe D’Acquì
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Sul concetto di malattia mentale in giurisprudenza vi sono diverse interpretazioni che talvolta non sfociano in certezze lasciando, inevitabilmente, qualche dubbio.

Il giudice di merito (oltre che quello di legittimità) ha incontrato nel tempo difficoltà in tema di capacità di intendere e di volere che «costituisce uno dei problemi, per così dire, peggiori per il giudice del processo penale costretto a muoversi quasi a tentoni fra approcci empirici di interpretazione e soprattutto dissonanze e distanze ormai evidenti fra i risultati cui è pervenuta la ricerca scientifica e il dettato normativo risalente ormai a quasi tre quarti di secolo orsono. Infatti, a parte casi evidenti di follia manifesta l’esperienza giudiziaria è popolata da chiaroscuri quali possibili simulazioni, reazioni abnormi a corto circuito, stati morbosi difficilmente inquadrabili e zone grigie largamente diffuse nella collettività, tra la patologia e la piena normalità» (1) (2).

La psichiatria, che è una scienza, ci offre vari orientamenti su cosa deve intendersi per malattia mentale nonché variegate interpretazioni che tendono a configurare la malattia mentale anche oltre i modelli classici da tempo conosciuti.

C’è chi valorizza il dato medico (psichiatria c.d.biologica) e c’è chi, invece, valorizza i c.d. disturbidella personalità.

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