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I DIPENDENTI POSTALI ADDETTI AI SERVIZI DI BANCOPOSTA SONO PUBBLICI UFFICIALI?

Confronto con i dipendenti bancari
Di
Luigi Fadalti
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Al fine di stabilire se i dipendenti di Poste Italiane S.p.A., addetti ai servizi di bancoposta, nel settore creditizio e di raccolta del risparmio, nello svolgimento delle loro mansioni, siano pubblici ufficiali ovvero incaricati di pubblico servizio, è utile istituire un paragone con le analoghe attività svolte dai dipendenti di banca. In estrema sintesi si ricorderà come, nonostante gli artt. 357 e 358 c.p. (che disciplinano rispettivamente la “nozione del pubblico ufficiale” e la “nozione della persona incaricata di un pubblico servizio”) - anche nella loro originaria formulazione - abbiano sempre ricollegato la qualificazione di pubblico ufficiale e di incaricato di pubblico servizio all’esercizio rispettivamente di una pubblica funzione o di un pubblico servizio, la giurisprudenza abbia per lungo tempo dedotto quelle qualifiche quale automatica conseguenza dell’essere dipendenti di una banca di diritto pubblico. Tale interpretazione soggettiva comportava, fra l’altro, che i dipendenti delle banche private non potessero essere considerati né pubblici ufficiali né incaricati di pubblico servizio, con conseguente disparità di trattamento penale tra soggetti che svolgevano la medesima attività. La giurisprudenza abbandonò quindi tale interpretazione soggettiva per quella oggettiva, ancorata all’attività effettivamente svolta, qualificando però l’attività bancaria come pubblico servizio, con parificazione verso l’alto di tutti gli operatori bancari, inclusi i dipendenti delle banche private . La Corte Suprema, inoltre, per affermare il carattere pubblicistico dell’attività bancaria si era spinta alla ricerca di “indici di pubblicità” che deponessero in tal senso (essenzialità dell’attività creditizia ai fini dell’economia pubblica; modalità di accesso al settore; regolamento delle dimensioni aziendali; ecc.)

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