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LA LEGISLAZIONE ANTIMAFIA DOPO LA L. 15 LUGLIO 2009, n. 94

Gli strumenti di prevenzione e controllo amministrativi
Di
Isidoro Palma
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1. Gli strumenti di prevenzione e di controllo di tipo amministrativo. Con la legge 15 luglio 2009 n. 94 si completa l’intervento di potenziamento della legislazione antimafia inaugurato con il D.L. 23 maggio 2008, n. 92. 
La novella opera su due piani: da un lato attraverso il rafforzamento degli strumenti preventivi di controllo amministrativo, sulla base della consapevolezza che la lotta alla mafia non può essere demandata esclusivamente al magistero punitivo penale, dall’altro lato mediante l’ampliamento delle misure volte ad aggredire le ricchezze illecitamente accumulate dalle organizzazioni mafiose. Sul primo fronte si registra l’attribuzione del potere ai Prefetti di disporre accessi e accertamenti nei cantieri delle imprese interessate all’esecuzione di lavori pubblici. La nuova disciplina s’inserisce nell’ambito del D.L.vo 8 agosto 1994, n. 490, recante disposizioni attuative della legge 17 gennaio 1994, n. 47, che regolamenta le competenze prefettizie in materia di comunicazioni e certificazioni antimafia relative alle imprese partecipanti alle gare per l’affidamento di appalti pubblici. 
Le nuove attribuzioni sono finalizzate a prevenire infiltrazioni mafiose mediante veri e propri atti a sorpresa, delegati ai Gruppi interforze istituiti presso gli uffici territoriali del Governo ai sensi dell’art. 5 comma 3 del decreto del Ministro dell’interno 14 marzo 2003. Tali organi ispettivi operano in stretto collegamento con la Direzione investigativa antimafia. 
La verifica sui cantieri consente di accertare la presenza di eventuali imprese subappaltatrici affidatarie dei lavori pubblici senza la prescritta autorizzazione della stazione appaltante. È noto, infatti, che il rischio di infiltrazioni mafiose è alquanto elevato nel settore dei subappalti, dove imprese mafiose o “a partecipazione mafiosa” (1) potrebbero assicurarsi l’esecuzione di lavori pubblici o di parte di essi, eludendo il sistema di garanzie predisposto dal legislatore per l’affidamento delle commesse pubbliche (2). La nuova previsione, stante la sua collocazione nel citato D.L.vo n. 490/94, va in prima battuta correlata alle competenze prefettizie in materia di rilascio delle certificazioni antimafia, consentendo controlli più penetranti e di tipo sostanziale nei confronti delle imprese interessate a partecipare alle procedure di evidenza pubblica (3). Ma le nuove competenze prefettizie vanno lette anche in combinato disposto col divieto di subappalto o cottimo, penalmente sanzionato dall’art. 21 della legge 646/82,rappresentandone indubbiamente garanzia di effettività (4). 
Tale lettura ermeneutica, che conferisce ai rinnovati poteri prefettizi non solo una funzione strumentale al rilascio di certificazioni antimafia, ma anche una finalità di controllo successivo all’aggiudicazione dell’appalto, sembrerebbe avallata dalla nuova intitolazione del D.L.vo 490/94, interpolata dalla legge in commento e così formulata: “disposizioni attuative della legge 17 gennaio 1994, n. 47 in materia di comunicazioni e certificazioni previste dalla normativa antimafia, nonché disposizioni concernenti i poteri del Prefetto in materia di contrasto alla criminalità organizzata”.

Sommario: 
1. Gli strumenti di prevenzione e di controllo di tipo amministrativo. 2. Le novità in materia di misure di prevenzione antimafia. 3. La responsabilità degli enti derivante da reati associativi. 4. La confisca per equivalente ex art. 12 sexies comma 2 ter del D.L. 306/92. 5. La nuova fattispecie di reato prevista dall’art. 391 bis c.p.
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