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LA PEDOPORNOGRAFIA: TRA GIUDIZIO MORALE, SENSO COMUNE E PSEUDOSCIENZA

Di
Antonio Forza
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1. Premessa. L’introduzione nel nostro ordinamento della nuova figura di reato di pornografia virtuale, così come delineata dall’art. 4 della legge n. 38 del 6 febbraio 2006, riapre un più ampio dibattito sull’estensione dell’area di punibilità di condotte che prevedono la detenzione di materiale pornografico realizzato con la presenza di soggetti minori. 
S’è detto che non è agevole comprendere se il nuovo articolo contenga un’autonoma figura criminosa o se il legislatore abbia voluto solo estendere l’ambito di applicazione delle due precedenti norme contemplate dagli artt. 600 ter e 600 quater del codice penale, che già sanzionavano la produzione e la detenzione di materiale pornografico minorile. Questione esegetica che rende sempre più sentita, anche in queste ipotesi di condotta, la necessità di un organico intervento sulla materia codicistica. 
Le ragioni che hanno portato il legislatore ad introdurre questa fattispecie, per così dire, fresca di stampa, si sa, vanno ancora una volta ricercate nel testo della Decisione Quadro 2004/68/GAI del Consiglio dell’Unione Europea, che all’art. 1, lett. b), punto ii) stabilisce che per pornografia infantile deve intendersi il materiale pornografico che ritrae o «rappresenta visivamente una persona reale che sembra essere un bambino implicata o coinvolta» in una condotta sessualmente esplicita. E per bambino si intende, secondo la più generalizzata definizione delle carte internazionali, una persona di età inferiore ai diciotto anni. 
È, infatti; questa direttiva che impegna gli Stati nazionali a punire anche le condotte che abbiano oggetto materiale pornografico costituito sia da immagini reali di soggetti che «sembrano» essere minori, che da immagini «virtuali», e cioè da rappresentazioni realistiche di minori inesistenti. 
Da più parti sono giunte aspre critiche all’introduzione di questa nuova fattispecie definita quale strumento sovradimensionato rispetto al bene giuridico da tutelare, dai tratti evanescenti e appena sullo sfondo. 
Un reato che per la sua oggettività giuridica parrebbe rientrare nel novero di quei «reati ostacolo» ove la soglia della punibilità viene ulteriormente anticipata rispetto ai reati di pericolo astratto, con l’arretramento dell’intervento penale al pericolo di lesione di un bene giuridico. 
Un reato dalle conseguenze particolarmente severe per condotte censurabili, fino a qualche mese fa, forse solo sul piano morale.

Sommario: 
1. Premessa. – 2. Finalità della norma. – 3. Le ricerche sul fenomeno pornografia. – 4. L’indagine neuropsicologica sui pedofili. – 5. Conclusioni.
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