Focus

Non punibilità per particolare tenuità del fatto

Di
Giuseppe Airò

1. Premessa

Il reato sussiste, come fatto antigiuridico, ma non viene punito chi lo ha commesso, perché, in concreto ritenuto di scarsa offensività. Quindi causa di non punibilità in ragione dei principi generali di proporzione ed economia processuale, dice così la relazione allo schema. Presuppone una indagine/valutazione del singolo caso approfondita e non affrettata o mirata ad una sorta di “smaltimento” dei fascicoli. È una operazione valutativa di particolare rilevanza e si deve evitare il rischio di intaccare il principio di obbligatorietà dell’azione penale (o di impropria applicazione della depenalizzazione e di confusione con altri istituti come la estinzione del reato in presenza di presupposti già disciplinati come il permesso in sanatoria per costruzioni abusive, rimessione in pristino prevista per reati paesaggistici: sono specifiche cause di non punibilità in caso di eliminazione degli effetti del reato). Va distinto da inoffensività del fatto ex art. 49 (reato impossibile). La Corte Costituzionale con sentenza 3 marzo 2015, n. 25 ha già dato via libera: affrontava una questione, in ipotesi di furto, di costituzionalità nella parte in cui l’art. 529 c.p.p. non prevede una formula di proscioglimento simmetrica a quella analoga di cui all’art. 34 GdP. Richiamava la Delega di cui alla legge 67/14 che prevede un’ipotesi di non punibilità diversa da quella di cui all’art. 34 e cioè quale causa di non punibilità (e non improcedibilità) con una formulazione che, tra l’altro, non fa riferimento al grado di colpevolezza e alla occasionalità del fatto e alla volontà della p.o. Si afferma che il legislatore “ben può introdurre una causa di proscioglimento per la particolare tenuità del fatto strutturata diversamente senza richiedere tutte le condizioni previste dall’art. 34 ed è quello che ha fatto con la Legge Delega conferendo al Governo una delega per escludere la punibilità di condotte sanzionate con la sola pena pecuniaria o con pena detentiva non superiore al massimo di 5 anni, quando risulti la particolare tenuità dell’offesa e la non abitualità del comportamento”. La nuova causa di non punibilità si colloca accanto alle numerose ipotesi previste dal codice penale e da leggi speciali. Trovano perciò ingresso le disposizioni e i principi relativi alle cause di non punibilità (50-54, 85, 307-309, 371, 376, 384, 418, 463, 598, 599, 649 e 655 c.p.; divieto di arresto ex art. 385, non applicabilità di misure cautelari ex art. 273 comma 2 c.p.p.; rileva nel concorso di persona nel reato ex art. 119 c.p.; i presupposti o i requisiti sono oggetto di prova ex art. 187 c.p.p.).

Sommario: 
1. Premessa. 2. Condizioni e requisiti; 2-1) Limiti edittali. 2-2) Particolare tenuità della offesa. 2-3) Non abitualità del comportamento. 3. Profili processuali. 4. Criteri orientativi e tendenziali su concreta applicabilità o non applicabilità. 5. Casi e questioni da approfondire; 5-1) Casistica. 5-2) Problema arresti/direttissime. 6. Nota conclusiva.
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