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NOTE IN TEMA DI PUBBLICO SERVIZIO CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLA FIGURA DEL BIDELLO («COLLABORATORE SCOLASTICO»)

Di
Leonardo Lanucara
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I. Introduzione. Tra le formule definitorie contenute nel nostro codice, certamente un posto di rilievo assumono le disposizioni di cui agli artt. 357 e 358 c.p.; e tra le due sarà oggetto prevalente della nostra analisi la seconda. 
Le norme in argomento appartengono al novero di quelle finestre definitorie (prossimi congiunti - art. 307; atti e oggetti osceni - art. 529; armi - art. 585; cosa mobile - art. 624) funzionali all’attingimento, agli effetti penali, di specifiche nozioni previste nelle fattispecie di parte speciale del codice ovvero, in virtù della previsione estensiva di cui all’art. 16 c.p., nelle materie complementari o speciali e dunque in sostanza in tutta la materia penale. 
La norma di cui all’art. 358 c.p. contiene la definizione della nozione di pubblico servizio, e contestualmente la previsione del c.d. limite inferiore nell’ambito delle qualificazioni personali giuridicamente rilevanti ai fini penalistici. 
Se la rilevanza dell’art. 357 c.p. è data dalla definizione di «pubblica funzione amministrativa» (sotto il cui ambito si atterrà questa ricerca), le peculiarità dell’art. 358 c.p. sono il modellamento della categoria del pubblico servizio e l’indicazione delle attività che agli effetti penali non debbono intendersi quale pubblico servizio. Infatti tali non sono quelle che si risolvono nello «svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale». 
In quest’ultima disposizione pertanto va cercata la soluzione al problema che qui ci proponiamo di affrontare, ossia la possibilità o meno della qualificazione di incaricato di pubblico servizio del bidello di scuola pubblica (rectius ormai collaboratore scolastico).
La figura del bidello coinvolge una querelle ormai risalente; è significativa, o meglio a mio avviso è quasi un banco di prova, nella esegesi dell’art. 358 c.p. In qualche pronuncia tale figura ha funto addirittura da pietra di paragone nell’attribuzione o meno della qualifica di incaricato di pubblico servizio ad altri profili professionali. 
Per la natura variegata delle mansioni che il collaboratore scolastico svolge, alla cui individuazione una volta si arrivava tramite il D.P.R. 420/1974 oggi invece attraverso il D.L.vo 3 febbraio 1993 n. 29, il D.L.vo 16 aprile 1994 n. 297 nonché i contratti collettivi di lavoro dell’area pubblica che ad essi si richiamano, la soluzione del quesito inerente la sua qualificazione giuridica involge interamente la problematica del riconfinamento dei territori penalmente franchi dell’impiego d’ordine, categoria destinata ad estendersi o a ridursi a seconda della minore o maggiore consistenza contenutistica a lei riconosciuta. È chiaro infatti che accanto a mansioni materiali quali la pulizia e il riordino delle aule, la manutenzione dei locali scolastici, il movimento di suppellettili o la manovra di ascensori e montacarichi nonché altre prestazioni meramente manuali, che mai in verità hanno dato adìto a dubbi in merito alla loro esclusione dal penalmente rilevante, il bidello svolge senz’altro mansioni di impegno intellettivo, quali la vigilanza e sorveglianza sugli alunni, la guardiania e custodia degli edifici, rispetto alle quali va espresso il giudizio in merito alla riconducibilità o meno alle semplici mansioni di ordine. 
È evidente pertanto l’impatto pratico della questione qui esaminata su altre figure professionali con termini, caratterizzate dalla varietà delle prestazioni richieste, manuali (o in genere operative) e mansioni implicanti comunque un impegno intellettivo: autista di autobus, custode cimiteriale, commesso di prefettura, taxista, autista alle dipendenze della Procura, portiere di ospedale, commesso giudiziario.

Sommario: 
I. Introduzione. – II. L’attività di pubblico servizio oggi. – III. Il bidello nelle pronunce della giurisprudenza. – IV. Conclusioni.
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