Focus

SI ALLA CESSIONE DEL CREDITO AL RISARCIMENTO DEL DANNO, ANCHE NON PATRIMONIALE

La Suprema Corte ribadisce il principio della cedibilità
Di
Marco Senzacqua

Nel corso di un giudizio incardinato al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di un sinistro stradale un soggetto cede ad un terzo la ragione di credito concernente il risarcimento del danno biologico e morale. Il giudizio si conclude con il rigetto della domanda da parte del giudice di prime cure che dichiara la nullità della cessione per indeterminatezza e indeterminabilità della domanda. Il cessionario, vistosi rigettare la propria domanda, impugna la detta decisione innanzi alla Corte d’appello che, in riforma della sentenza di primo grado riconosce il diritto di credito al risarcimento dei succitati danni (biologico e morale) sofferti dal cedente, il quale, con un unico motivo, incentrato sulla erroneità della decisione della Corte di merito nella parte in cui la stessa ha ritenuto cedibile il credito al risarcimento del danno non patrimoniale, propone ricorso per cassazione. La Suprema Corte, nella sentenza che qui si annota, dichiarata l’infondatezza della censura mossa dalla parte ricorrente, è assolutamente tranchant nel ribadire il principio della cedibilità del credito per risarcimento, anche, del danno non patrimoniale derivante da sinistro stradale e ne afferma, conseguentemente, l’applicabilità della disciplina codicistica ai sensi e nei limiti di cui all’art. 1260 c.c. (1).

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