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ANCORA SULLA SOSPENSIONE DEL CORSO DELLA PRESCRIZIONE DEI PROCEDIMENTI PENALI RINVIATI D’UFFICIO A CAUSA DEL COVID-19

Valerio de Gioia e Giorgia Papiri

Data: 04/05/2020

Il decreto CURA ITALIA (n. 18/2020) ha previsto che, nei procedimenti penali rinviati d’ufficio causa “Covid-19”, sono sospesi il corso della prescrizione e i termini di cui agli artt. 303 cod. proc. pen. (durata massima della custodia cautelare) e 308 cod. proc. pen. (termini di durata massima delle misure diverse dalla custodia cautelare); più precisamente, il corso della prescrizione rimane sospeso per il tempo in cui il procedimento è rinviato e, in ogni caso, non oltre il 31 luglio 2020 (termine così prorogato, da ultimo, dal D.L. 30 aprile 2020, n. 28).

La legge 24 aprile 2020, n. 27, di conversione, con modifiche, del decreto CURA ITALIA, ha altresì previsto che, nei procedimenti pendenti dinanzi alla Corte di cassazione e pervenuti alla cancelleria della Corte nel periodo dal 9 marzo al 31 luglio (in virtù della menzionata proroga disposta dal D.L. 28/2020), il decorso del termine di prescrizione è sospeso sino alla data dell'udienza fissata per la trattazione e, in ogni caso, non oltre il 31 dicembre 2020.

Ebbene, facendo leva sulla natura sostanziale – e non processuale – dell’istituto della prescrizione (così come peraltro sancito da plurimi interventi della Consulta, cfr. Corte Cost., ord. 24/2017 e sent. 115/2018, ma anche della Corte di legittimità, v. Cass. Sez. II, 7 febbraio 2028, n. 9494), potrebbe esserne sostenuta l’operatività, anche in virtù dell’art. 2 c.p. e art. 7 CEDU, solo con riferimento ai procedimenti penali relativi a fatti di reato commessi successivamente alla entrata in vigore della novella normativa; accedendo a tale tesi, risulterebbe privo di efficacia il provvedimento di rinvio di ufficio che disponga la sospensione dei termini di prescrizione aventi ad oggetto procedimenti penali originati da condotte criminose poste in essere in un momento anteriore.

Del resto, seguendo le indicazioni della giurisprudenza di legittimità, l’ordinanza con la quale si dispone la sospensione del procedimento penale ha natura dichiarativa (e, dunque, meramente “ricognitiva” e non “costitutiva”) di situazioni i cui caratteri sono predeterminati normativamente, con la conseguenza che ove il provvedimento sia stato emesso fuori dei casi consentiti, alla sua pronuncia non conseguono gli effetti propri della sospensione, continuando così a decorrere i termini di prescrizione, non potendo avere l’illegittima disposizione del giudice alcun effetto negativo per l’imputato.

Una corrente di pensiero, muovendo dalla considerazione che trattasi di norme eccezionali – la cui vigenza è subordinata al persistere di una situazione di carattere straordinario cui sono deputate a far fronte – e temporanee – prevedendo un proprio termine di durata, oltre il quale esse perdono vigore senza il bisogno di una nuova disposizione di caratura abrogativa – esclude l’operatività del principio dell’art. 2, comma 4, c.p. in virtù della previsione derogatoria di cui al successivo comma 5 a mente della quale, “se si tratta di leggi eccezionali o temporanee, non si applicano le disposizioni dei capoversi precedenti”.

Fermo restando le perplessità in ordine alla natura delle disposizioni in esame, va comunque considerato che se la ratio della deroga è giustificata avuto riguardo a fatti commessi in concomitanza di una situazione emergenziale ed entro i confini di uno specifico arco temporale, si dubita che possa dirsi altrettanto con riferimento a fatti commessi prima dell’entrata in vigore della norma eccezionale o temporanea anche e soprattutto in ragione della natura inderogabile del principio di irretroattività in malam partem (Cfr. Corte Cost. n. 394/2006) presidio irrinunciabile “che erige un bastione a garanzia dell’individuo contro i possibili abusi da parte del potere legislativo” (in questi termini, Corte Cost. n. 32/2020).

Non si esclude, pertanto, che la questione possa essere rimessa alla Consulta che sarà chiamata a vagliare la conformità a Costituzione del procedimento legislativo e del contenuto del provvedimento potendosi palesare, in assenza di una interpretazione costituzionalmente e convenzionalmente orientata, la violazione delle disposizioni di cui agli artt. 25 e 111 e 117 Cost.