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ESAME DI AVVOCATO 2020: Fabrizio Colli commenta la sentenza Cass. Civ. 28 settembre 2016 n. 19196

Caso in tema di nullità del contratto di mutuo fondiario

Data: 20/10/2020

L'intento comune delle parti di alterare, attraverso la stipulazione di un contratto, la par condicio creditorum di una possibile futura procedura concorsuale non può essere considerato di per sé motivo illecito comune, tale da determinare la nullità del contratto stesso.

La sentenza si occupa di rispondere al quesito intorno alla nullità del contratto di mutuo fondiario stipulato dal mutuatario per sanare debiti pregressi verso la banca mutuante.

Primariamente, la pronuncia non ritiene sussistente una nullità per illiceità della causa che deriverebbe dalla intenzione di alterare il concorso dei creditori, agevolando la banca mediante la costituzione in suo favore di un titolo di privilegio, tramite l’iscrizione ipotecaria conseguente al mutuo, le cui somme sono state però destinate a estinguere il credito chirografario della stessa banca.

La Cassazione osserva che il motivo illecito (comune e determinante) in grado di determinare la nullità del contratto si identifica con una finalità vietata dall'ordinamento perché contraria a norma imperativa, ai principi dell'ordine pubblico o del buon costume, ovvero poiché diretta ad eludere, mediante detta stipulazione, una norma imperativa.

Non esiste, per contro, una norma che vieti, in via generale, di porre in essere attività negoziali pregiudizievoli per i terzi.

Pertanto, l'intento delle parti di recare pregiudizio ad altri (quale quello di attuare una frode ai creditori) non è illecito, ove non sia riconducibile ad una di tali fattispecie; il negozio lesivo del diritti o delle aspettative dei creditori, quindi, non è, di per se, illecito, apprestando l'ordinamento, a tutela di chi risulti danneggiato da tale atto negoziale, dei rimedi speciali che comportano, in presenza di particolari condizioni, l'applicazione della sola sanzione dell'inefficacia.

Né pare possibile identificare la violazione di una norma imperativa nella prospettata bancarotta preferenziale, regolata dall’art. 216, comma 3 LF, dal momento che detta fattispecie non dà luogo alla nullità del contratto ma costituisce il presupposto per la revoca degli atti lesivi della par condicio creditorum. Del resto, l'art. 1418 c.c., comma 1, con l'inciso "salvo che la legge disponga diversamente" impone all'interprete di accertare se il legislatore, anche nel caso di inosservanza del precetto, abbia consentito la validità del negozio predisponendo un meccanismo idoneo a realizzare gli effetti voluti dalla norma.

Nemmeno vi può essere una presunta nullità per violazione dello scopo del contratto di mutuo fondiario.

Infatti nel mutuo di scopo, legale o convenzionale, la destinazione delle somme mutuate è parte inscindibile del regolamento di interessi e l'impegno assunto dal mutuatario ha rilevanza corrispettiva nell'attribuzione della somma, quindi rilievo causale nell'economia del contratto.

Il mutuo fondiario, invece, è disciplinato dall’art. 38 D.Lgs. n. 385/1993 e consiste nella concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili; non è, pertanto, un mutuo di scopo, non essendo previsto che la somma erogata dall'istituto mutuante debba essere necessariamente destinata ad una specifica finalità che il mutuatario sia tenuto a perseguire, né l'istituto mutuante deve controllare l'utilizzazione che viene fatta della somma erogata, risultando piuttosto connotato dalla possibilità di prestazione da parte del proprietario di immobili a garanzia ipotecaria.

Pertanto lo scopo del finanziamento non entra nella causa del contratto, che è data dall'immediata disponibilità di denaro a fronte della concessione di garanzia ipotecaria immobiliare, con restituzione della somma oltre il breve termine.

Fabrizio Colli

CODICE CIVILE COMMENTATO PER ARTICOLO CON LE SOLUZIONI DELLA GIURISPRUDENZA

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