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ESAME DI AVVOCATO: GLI AUTORI DEL BEST SELLER I CODICI CIVILE E PENALI PER L’ESAME DI AVVOCATO COMMENTANO LE SENTENZE DELLA CASSAZIONE

Oggi Fabrizio Colli, Fabrizio Ferri e Stefano Gennari ci propongono il loro commento alla significativa sentenza Cass. Civ. n. 4653/2018

Data: 16/10/2019

Esame di avvocato: come prepararsi al meglio? Tenendosi aggiornati con le ultime sentenze, per esempio.
Da oggi gli autori della Casa Editrice La Tribuna ti offriranno contributi e commenti per essere al passo con le ultime novità e per giungere così all’esame con tutte le conoscenze necessarie per affrontarlo al meglio.

Oggi Fabrizio Colli, Fabrizio Ferri e Stefano Gennari, autori del best seller I codici civile e penale per l’esame di avvocato, e dei nuovissimi Codice civile commentato per articolo con le soluzioni della giurisprudenza e Codice penale commentato per articolo con le soluzioni della giurisprudenza, ci propongono il loro commento alla significativa sentenza Cass. Civ. n. 4653/2018.

 

IL DOLO NELL’INVALIDAZIONE DEL TESTAMENTO

La Corte di Cassazione civile sez. II, 28 febbraio 2018, n.4653, ha stabilito che:

In tema di impugnazione di una disposizione testamentaria che si assuma effetto di dolo, per potere configurarne la sussistenza non è sufficiente qualsiasi influenza di ordine psicologico esercitata sul testatore mediante blandizie, richieste, suggerimenti o sollecitazioni, ma occorre la presenza di altri mezzi fraudolenti che - avuto riguardo all'età, allo stato di salute, alle condizioni di spirito dello stesso - siano idonei a trarlo in inganno, suscitando in lui false rappresentazioni ed orientando la sua volontà in un senso in cui non si sarebbe spontaneamente indirizzata. La relativa prova, pur potendo essere presuntiva, deve fondarsi su fatti certi che consentano di identificare e ricostruire l'attività captatoria e la conseguente influenza determinante sul processo formativo della volontà del testatore.

La sentenza conferma l’orientamento dominante che interpreta in maniera rigorosa la nozione di dolo ai fini dell’invalidazione del testamento.

Il ragionamento si fonda sul presupposto che il testamento, in quanto manifestazione di ultima volontà, deve garantire la libertà testamentaria e l’integrità della volontà del de cuius, in assenza di episodi che possano alterare il processo di formazione della volontà stessa.

Affinché una condotta dolosa possa assumere rilevanza ed essere determinante ai fini dell'annullamento del testamento, è necessario che il processo formativo della volontà sia fuorviato da artifizi o raggiri. Perché l'attività captativa possa assumere rilevanza per l’ordinamento (articolo 624 c.c.) non è sufficiente, tuttavia, una qualsiasi influenza di ordine psicologico che si verifichi per il tramite di sollecitazioni, blandizie, e simili, ma è necessario il concorso di mezzi fraudolenti che siano idonei a trarre in inganno il testatore e ad orientare la sua volontà diversamente da come si sarebbe spontaneamente indirizzata se non fosse intervenuto l'inganno. Inoltre, l'idoneità di tali mezzi fraudolenti a trarre in inganno il de cuius deve essere rapportata all'età e alle condizioni di salute e psichiche del soggetto, in quanto, affinché possano ritenersi integrati i presupposti della captazione testamentaria, occorre che il de cuius versasse in una condizione mentale precaria, tale da subire il condizionamento della volontà testamentaria.

L'attore che agisca in giudizio deve, pertanto, fornire la prova dell'attività captatoria, la quale, per poter determinare l'accoglimento della domanda, deve fondarsi su fatti certi, idonei a dimostrare l'incidenza determinante della captazione sul processo formativo della volontà del de cuius.