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ESAME DI AVVOCATO: VALERIO DE GIOIA COMMENTA LA SENTENZA IN MATERIA DI COMMERCIALIZZAZIONE DELLA CANNABIS LIGHT

Esame di avvocato: come prepararsi al meglio? Tenendosi aggiornati con le ultime sentenze, per esempio. Da oggi gli autori della Casa Editrice La Tribuna ti offriranno contributi e commenti per essere al passo con le ultime novità

Data: 19/11/2019

Valerio de Gioia, autore dei due nuovissimi “Codice dei Casi Penali sostanziali e processuali” e “Codice dei Casi Civili sostanziali e processuali”, ci propone un commento sulla significativa sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione in materia di commercializzazione della cannabis light

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, è recentemente intervenuta al fine di chiarire se la commercializzazione di cannabis sativa light costituisca condotta penalmente irrilevante ai sensi della L. 2 dicembre 2016, n. 242 (disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa).

Ad un indirizzo maggioritario – in base al quale deve escludersi che la citata legge consenta la commercializzazione dei derivati dalla coltivazione della cannabis sativa light (v., ex multis, Cass. pen., sez. III, 10 gennaio 2019, n. 17387) –, si è contrapposto quello decisamente minoritario che, dalla liceità della coltivazione di cannabis sativa light, fa discendere la liceità anche della commercializzazione dei derivati quali foglie e inflorescenze, purché contengano una percentuale di principio attivo inferiore allo 0,6 per cento (Cass. pen., sez. VI, 29 novembre 2018, n. 4920).

Un terzo orientamento (intermedio) sostiene la sostanziale liceità della commercializzazione dei prodotti derivati dalla coltivazione di canapa consentita dalla novella del 2016, purché gli stessi presentino una percentuale di THC non superiore allo 0,2 per cento (Cass. pen., sez. III, 7 dicembre 2018, n. 10809).

Le Sezioni Unite, con sentenza n. 30475 del 30 maggio 2019, hanno dato continuità all'orientamento maggioritario: la commercializzazione al pubblico di cannabis sativa light e, in particolare, di foglie, inflorescenze, olio, resina, ottenuti dalla coltivazione della predetta varietà di canapa, non rientra nell'ambito di applicabilità della L. n. 242/2016, che qualifica come lecita unicamente l'attività di coltivazione di canapa delle varietà ammesse e iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi dell'art. 17 della direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002 e che elenca tassativamente i derivati dalla predetta coltivazione che possono essere commercializzati; la cessione, la vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico dei derivati della coltivazione di cannabis sativa L., quali foglie, inflorescenze, olio, resina, sono condotte che integrano il reato di cui all’art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990, anche a fronte di un contenuto di THC inferiore ai valori indicati dalla dall’art. 4, commi 5 e 7, L. n. 242/2016, salvo che tali derivati siano, in concreto, privi di ogni efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di offensività.

La stessa Corte Costituzionale, del resto, con sentenza n. 109 del 2016, ha ribadito la validità del canone ermeneutico fondato sul principio di offensività, operante anche sul piano concreto, nel momento in cui il giudice procede alla verifica della rilevanza penale di una determinata condotta.

Valerio de Gioia