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NIUS - Rimessa alla Sezioni Unite la questione della estensione della disciplina dell’impresa familiare ai conviventi «more uxorio»

Commento all'ordinanza Cass. civ. n. 2121 del 24 gennaio 2023

Data: 24/01/2023

Sulla nuova rivista digitale NJUS diretta da Valerio de Gioia potete leggere il commento all'ordinanza interlocutoria Cass. civ. n. 2121 del 24 gennaio 2023. La sezione lavoro della Corte di Cassazione ha

rimesso gli atti al Primo Presidente della Corte di Cassazione per l'eventuale assegnazione della causa alle Sezioni Unite civili, per la soluzione della seguente questione di massima di particolare importanza: "se l'art. 230-bis, comma 3, c.c. possa essere evolutivamente interpretato (in considerazione dell'evoluzione dei costumi nonché della giurisprudenza costituzionale e della legislazione nazionale in materia di unioni civili tra persone dello stesso sesso) in chiave di esegesi orientata sia agli artt. 2, 3, 4 e 35 Cost. sia all'art. 8 CEDU come inteso dalla Corte di Strasburgo, nel senso di prevedere l'applicabilità della relativa disciplina anche al convivente more uxorio, laddove la convivenza di fatto sia caratterizzata da un grado accertato di stabilità".

Non ignora la Sezione che la giurisprudenza di legittimità, in passato, ha statuito che presupposto per l'applicabilità della disciplina in materia di impresa familiare è l'esistenza di una famiglia legittima e, pertanto, l'art. 230-bis c.c., non è applicabile nel caso di mera convivenza, ovvero alla famiglia cosiddetta "di fatto", trattandosi di norma eccezionale, insuscettibile di interpretazione analogica (così Cass. civ., sez. II, 29 novembre 2004, n. 22405). Sempre la Suprema Corte già in precedenza aveva affermato che l'art. 230-bis c.c., che disciplina l'impresa familiare, costituisce norma eccezionale, in quanto si pone come eccezione rispetto alle norme generali in tema di prestazioni lavorative ed è pertanto insuscettibile di interpretazione analogica. Di conseguenza era stata ritenuta manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell'art. 230-bis cit. nella parte in cui esclude dall'ambito dei soggetti tutelati il convivente more uxorio, posto che elemento saliente dell'impresa familiare è la famiglia legittima, individuata nei più stretti congiunti, e che un'equiparazione fra coniuge e convivente si pone in contrasto con la circostanza che il matrimonio determina a carico dei coniugi conseguenze perenni ed ineludibili (quale il dovere di mantenimento o di alimenti al coniuge, che persiste anche dopo il divorzio), mentre la convivenza è una situazione di fatto caratterizzata dalla precarietà e dalla revocabilità unilaterale ad nutum (in tal senso Cass. civ., sez. lav., 2 maggio 1994, n. 4204). 

Tale linea interpretativa è indubbiamente aderente alla lettera dell'art. 230-bis c.c., che, al comma 3, specifica che: "ai fini della disposizione di cui al primo comma si intende come familiare il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo; per impresa familiare quella cui collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo". Detta norma quindi delimitava, e delimita tuttora, la platea dei congiunti che possono essere reputati "familiare" ai fini dell'istituto disciplinato dell'impresa familiare; platea che, a sua volta, funge da indice normativo espresso e decisivo per qualificare detta impresa come "familiare". E dell'esattezza di tale esegesi, come della legittimità costituzionale delle previsioni di cui all'art. 230-bis c.c., a fronte di pregresse ma sempre più consistenti "aperture" del legislatore e/o per via giurisprudenziale rispetto alla convivenza c.d. more uxorio per istituti e aspetti diversi dall'impresa familiare, parrebbe riprova indiretta appunto la molto più recente introduzione dell'art. 230-ter c.c., ad opera dell'art. 1, comma 46, della L. 20 maggio 2016, n. 76 (c.d. legge Cirinnà), che però è stata accompagnata dall'estensione dell'applicazione dell'art. 230-bis alle unioni civili ivi disciplinate. Prosegui la lettura su www.njus.it

Il commento di Valerio de Gioia dal titolo: Rimessa alla Sezioni Unite la questione della estensione della disciplina dell’impresa familiare ai conviventi «more uxorio», è corredato dal testo integrale della sentenza.

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