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NJUS - Incostituzionale l’esclusione della sospensione dell’esecuzione della pena nei confronti dei condannati per il delitto di incendio boschivo colposo

Commento alla sentenza Corte costituzionale del 20 gennaio 2023, n. 3

Data: 20/01/2023

Sulla nuova rivista digitale NJUS diretta da Valerio de Gioia potete leggere il commento alla sentenza Corte cost. n. 3 del 20 gennaio 2023. La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 656, comma 9, lett. a), c.p.p., nella parte in cui stabilisce che non può essere disposta la sospensione dell’esecuzione nei confronti dei condannati per il delitto di incendio boschivo colposo di cui all’art. 423-bis, comma 2, c.p..

Il richiamo integrale all’art. 423-bis c.p. compiuto dalla disposizione censurata fa sì che esso comprenda anche l’ipotesi, disciplinata dal comma 2 di tale disposizione, in cui l’incendio sia cagionato per mera colpa. Per effetto di tale indifferenziato richiamo, l’incendio boschivo colposo si presenta oggi come l’unico reato colposo tra quelli per i quali l’art. 656, comma 9, lett. a), c.p.p. prevede il divieto di sospensione dell’ordine di esecuzione. Questa anomalia non viene in alcun modo giustificata nei lavori preparatori D.L. 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), convertito, con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125, al cui art. 2, comma 1, lett. m), si deve l’inserimento del riferimento all’art. 423-bis c.p. nella disposizione censurata. In tali lavori preparatori ci si limita a generici riferimenti a gravi e allarmanti fenomeni criminosi rispetto ai quali le esigenze di sicurezza della collettività appaiono maggiormente bisognose di tutela; fenomeni criminosi tra i quali il legislatore ha ritenuto evidentemente di iscrivere anche il delitto di incendio boschivo. Dai lavori preparatori non si evince, però, alcuna specifica illustrazione sulle ragioni che hanno indotto il legislatore a includere tra i reati per i quali non opera la regola della sospensione dell’ordine di esecuzione anche quel delitto nella sua forma colposa; ciò che potrebbe addirittura condurre a dubitare che la mancata esclusione di tale ipotesi – disciplinata all’interno della medesima disposizione che prevede la corrispondente fattispecie dolosa anziché, come di solito accade, in una separata disposizione – sia frutto di una mera svista del legislatore. Proprio la natura colposa del delitto in questione rende, d’altra parte, estremamente problematica una plausibile giustificazione di tale eccezione. Ferma l’indubbia gravità del reato dal punto di vista oggettivo, è davvero arduo affermare che – dal punto di vista soggettivo – l’autore di una condotta meramente colposa manifesti una speciale pericolosità, tale da giustificare la scelta del legislatore di assicurarne un “passaggio in carcere”, in attesa della valutazione da parte del tribunale di sorveglianza dei presupposti per l’ammissione a una misura alternativa alla detenzione. In proposito, conviene rammentare che la generalità degli istituti che, nel vigente sistema penale, comportano aggravamenti della pena o del suo regime esecutivo in relazione alla particolare pericolosità soggettiva dell’autore si basano sulla commissione, da parte sua, di reati dolosi, evidentemente ritenuti gli unici che consentono affidabili prognosi di ulteriore commissione di reati. «[N]on colposo» è il precedente delitto, accertato con condanna definitiva, che giustifica l’applicazione al soggetto della circostanza aggravante della recidiva (art. 99, comma 1, c.p.), il cui fondamento radica tanto nella maggiore colpevolezza dell’autore, quanto – appunto – nella sua accentuata pericolosità (da ultimo, sentenza n. 230 del 2022, punto 3.3. del Considerato in diritto); di delitti «non colposi» parlano le norme dedicate all’abitualità, tanto se presunta dalla legge (art. 102 c.p.) quanto se ritenuta dal giudice (art. 103 c.p..); dolosi sono i delitti “ostativi” all’accesso ai benefici penitenziari (art. 4-bis ordin. penit.) e quelli, in materia di misure cautelari, rispetto ai quali operano le presunzioni di adeguatezza della sola custodia cautelare in carcere (art. 275, comma 3, c.p.p.). Proseguite la lettura su www.njus.it

Il commento di Valerio de Gioia dal titolo: Incostituzionale l’esclusione della sospensione dell’esecuzione della pena nei confronti dei condannati per il delitto di incendio boschivo colposo, è corredato dal testo integrale della sentenza.

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