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NJUS - Italia condannata per la violazione del diritto ad un equo processo per aver emanato una legge che ha condizionato l’esito di procedimenti in cui era parte un ente pubblico

Commento alla sentenza CEDU 14 ottobre 2021

Data: 14/10/2021

Sulla nuova rivista digitale NJUS diretta da Valerio de Gioia potrete leggere il commento alla sentenza del 14 ottobre 2021.  La prima sezione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), ha condannato l’Italia per aver violato il diritto a un equo processo, tutelato dall’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Il caso concerne un intervento legislativo intervenuto nel corso di un procedimento pendente: la ricorrente ha dedotto una violazione del suo diritto a un equo processo, causata dall’emanazione della L. 27 dicembre 2006, n. 296.

Il defunto marito della ricorrente, che aveva trasferito in Italia i contributi pensionistici da lui versati in Svizzera, aveva presentato un’istanza all’INPS al fine di ricalcolare l’importo della sua pensione in base alla Convenzione italo-svizzera in materia di sicurezza sociale del 1962 in quanto, in base ad un calcolo basato sulla retribuzione teorica effettuato dall’Istituto, egli riceveva solo un quarto di quanto avrebbe dovuto ricevere. A seguito del rigetto di questa istanza, il marito della ricorrente si è rivolto al Tribunale di Sondrio, affermando che il calcolo della sua pensione non rispettava quanto stabilito nella Convenzione italo-svizzera. La L. n. 296/2006 è entrata in vigore il 1° gennaio 2007, quando il giudizio instaurato dall’uomo non era ancora stato definito. Nel novembre del 2008, il marito della ricorrente è venuto a mancare; tuttavia, il processo è continuato nei suoi confronti in quanto il suo difensore non ha dichiarato la sua morte. Il 30 novembre del 2009, il Tribunale ha rigettato il ricorso sulla scorta della previsione della legge del 2006.

La ricorrente ha affermato che tale legge, avendo alterato la consolidata giurisprudenza sui casi di interventi legislativi avvenuti durante giudizi pendenti, le ha negato il diritto ad un equo processo in qualità di erede del suo defunto marito.

Nel caso di specie, la CEDU ha rilevato che la ricorrente si è dichiarata erede del suo defunto marito e che il Governo italiano non ha sollevato questioni in merito alla veridicità di questo assunto. Inoltre, la donna aveva un “determinato interesse pecuniario” derivante dal procedimento in questione, dato che l'asserita violazione dell'art. 6 della Convenzione avrebbe avuto un effetto diretto sui suoi diritti patrimoniali in quanto una sentenza a favore del suo defunto marito l'avrebbe interessata, in qualità di sua erede.

Il commento di Denise Campagna dal titolo: Italia condannata per la violazione del diritto ad un equo processo per aver emanato una legge che ha condizionato l’esito di procedimenti in cui era parte un ente pubblico è corredato dal testo integrale della sentenza.

Su NJUS potrete scaricare il PDF della sentenza ed il PDF del commento.