Con sentenza n. 32279 del 20 maggio
2021 (dep. 27 agosto 2021), la quarta sezione della Corte di Cassazione è
tornata a occuparsi dei presupposti del diritto all’equa riparazione e, in
particolare, dei comportamenti ostativi al riconoscimento della indennità conseguente
all’ingiusta detenzione.
Secondo il pacifico insegnamento della
giurisprudenza di legittimità, il diritto all'equa riparazione per la custodia
cautelare subita spetta a chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile di
assoluzione con una delle formule indicate nella prima parte dell'art. 314 c.p.p.
e, a tal riguardo, non ha rilievo se a tale formula il giudice penale sia
pervenuto per la accertata prova positiva di non colpevolezza, ovvero per la
insufficienza o contraddittorietà della prova, se cioè l'assoluzione, sia stata
pronunziata ai sensi del comma 1 o del comma 2 dell'art. 530 c.p.p. (Cass.
pen., sez. IV, 30 marzo 2004, n. 22924).
Quindi, la valutazione riservata al giudice della...
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