Con sentenza n. 9487 del 21 gennaio-7 marzo 2025, la seconda
sezione penale della Corte di Cassazione ha ricordato che, ai sensi dell'art.
448, comma 2-bis, c.p.p., è possibile «proporre ricorso per cassazione contro
la sentenza solo per motivi attinenti all'espressione della volontà
dell'imputato, al difetto di correlazione tra la richiesta e la sentenza,
all'erronea qualificazione giuridica del fatto e all'illegalità della pena o
della misura di sicurezza».
Secondo il consolidato orientamento di legittimità (cfr., Cass.
pen., sez. un., 19 luglio 2018, n. 40986; Cass. pen., sez. un., 26 giugno 2015,
n. 47766; Cass. pen., sez. un., 26 febbraio 2015, n. 33040; Cass. pen., sez. VI,
23 giugno 2022, n. 29950), costituiscono "pena illegale":
– la pena che, per specie o per quantità, non corrisponde a
quella astrattamente prevista per la fattispecie incriminatrice, così
collocandosi al di fuori del sistema sanzionatorio come delineato dal codice
penale (pena illegale ab origine);
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