Con la sentenza n. 43217 del 13 settembre-27 novembre 2024, la prima
sezione penale della Corte di Cassazione ha ribadito il principio di diritto
secondo cui, in tema di applicazione della continuazione, l'identità del
disegno criminoso, caratterizzante l'istituto disciplinato dall'art. 81, comma
2, c.p., postula che l'agente si sia previamente rappresentato e abbia
unitariamente deliberato una serie di condotte criminose e non si identifica
con il programma di vita delinquenziale del reo, che esprime, invece, l'opzione
dello stesso a favore della commissione di un numero non predeterminato di
reati; essi, seppure dello stesso tipo, non sono identificabili a priori nelle loro
principali coordinate, ma rivelano una generale propensione alla devianza che
si concretizza, di volta in volta, in relazione alle varie occasioni ed
opportunità esistenziali.
Peraltro, il riconoscimento della continuazione necessita, anche in sede di esecuzione, non diversamente che nel processo...
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Codice penale e di procedura penale e leggi complementari - vigente
Luigi Alibrandi, Manfredi Bontempelli
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