Con sentenza n. 1800 del 4 marzo 2025, la terza sezione del Consiglio
di Stato ha dato continuità all’orientamento giurisprudenziale che ha già
escluso che la disciplina prevista dal D.L.vo n. 159 del 2011, in tema di
accertamento del tentativo d’infiltrazione mafiosa ai fini dell’emanazione
dell’informazione interdittiva antimafia sia in contrasto con i principi
costituzionali (artt. 3, 24, 41, 42, 97 e 111 Cost.) e della Convenzione
europea dei diritti dell’uomo e, in particolare, dell’art. 1 del protocollo
addizionale (Cons. Stato, sez. III, 20 aprile 2021, n. 3182, ma si veda anche
Cons. Stato, sez. III, 8 luglio 2024, n. 6043; Cons. Stato, sez. III, 25
ottobre 2021, n. 7165).
Come già messo in luce dalla Corte costituzionale, nella sentenza n. 57 del 2020, la normativa in parola, pur comportando un grave sacrificio della libertà di iniziativa economica privata, è giustificata dall’estrema pericolosità del fenomeno mafioso e dal rischio di una...
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