La Corte di cassazione, quinta Sezione penale, con sentenza n. 6024 depositata il 13 febbraio 2026 (ud. 18 settembre 2025) affronta il delicato rapporto tra il delitto di maltrattamenti in famiglia e quello di atti persecutori, disponendo che tra le due fattispecie può configurarsi concorso, purché sia accertata la continuità della condotta vessatoria anche dopo la cessazione del vincolo familiare o affettivo.
Nel caso esaminato, l’imputato
era già stato condannato in via definitiva per maltrattamenti in danno della
medesima persona offesa.
Successivamente, a distanza di
circa un anno e mezzo, aveva posto in essere nuove condotte persecutorie, per
le quali era stato condannato per il delitto di cui all’art. 612-bis c.p.
La Corte d’appello aveva escluso
la continuazione tra i fatti, valorizzando il lasso temporale intercorso e
ravvisando una distinta determinazione criminosa.
La Suprema Corte censura tale
impostazione.
Muovendo dal principio secondo cui, in tema...
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