Con ordinanza n. 6553 del 12 marzo 2025, la prima sezione civile della
Corte di Cassazione ha affermato di essere ben consapevole che la prostituzione
– e soprattutto il suo sfruttamento – è una attività vista con disfavore
dall'ordinamento nazionale italiano.
La Corte Costituzionale al riguardo ha evidenziato che se è ben vero che il vigente ordinamento non vieta, di per sé, l’offerta di sesso a pagamento, ciò non significa che essa si configuri come espressione di un diritto costituzionalmente tutelato e che l’offerta di prestazioni sessuali verso corrispettivo non rappresenta affatto uno strumento di tutela e di sviluppo della persona umana, ma costituisce – molto più semplicemente – una particolare forma di attività economica, di per sé lecita, ma nell’ambito della quale sono insiti pericoli per la protezione dei diritti fondamentali dei soggetti vulnerabili e delle stesse persone che esercitano la prostituzione per scelta (Corte Cost. n. 141/2019;...
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