La quinta Sezione penale della
Cassazione, con sentenza pronunciata all'udienza del 19 marzo 2026 e depositata
il 9 giugno 2026, n. 21148, interviene su una questione di crescente attualità
nell'era dei social network: la responsabilità penale di chi non crea il contenuto
diffamatorio, ma lo rilancia condividendolo sul proprio profilo,
accompagnandolo con espressioni di adesione.
La vicenda riguarda una donna
condannata per diffamazione ai danni di un magistrato, offeso attraverso la
pubblicazione di una serie di post su Facebook.
L'imputata — compagna di un
soggetto coinvolto in una vicenda giudiziaria — aveva diffuso sul proprio
profilo un esposto già qualificato come diffamatorio in sede giudiziaria, aveva
condiviso articoli di stampa e video che accusavano la magistrata di irregolarità
e "malagiustizia" e che rappresentavano il compagno come vittima di
una persecuzione giudiziaria.
La difesa contestava, tra l'altro, la genericità dei capi di imputazione, la...
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LIBRO
Codice penale e di procedura penale e leggi complementari - vigente
Luigi Alibrandi, Manfredi Bontempelli
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Enrico Mario Ambrosetti, Filippo Berto