La seconda Sezione penale della
Cassazione, con sentenza pronunciata all'udienza del 30 aprile 2026 e
depositata il 27 maggio 2026, n. 19338, precisa i requisiti della minaccia
rilevante ai fini del delitto di estorsione quando essa sia veicolata
attraverso messaggistica istantanea e si presenti in forma indiretta o
allusiva, anziché esplicita.
La vicenda processuale è
complessa e ruota attorno ai rapporti tra un creditore — un avvocato — e un
debitore, sullo sfondo di un'operazione economica dai contorni opachi.
A fronte di una somma che
l'imputato pretendeva fosse restituita, la persona offesa aveva ricevuto una
sequenza di messaggi WhatsApp dal tono apparentemente innocuo, cui erano però
seguiti episodi di violenza grave: l'esplosione di un ordigno davanti all'abitazione,
l'incendio dell'autovettura, il ritrovamento di una busta con proiettili
nell'auto del padre della vittima.
La difesa contestava che il contenuto letterale di quei messaggi potesse integrare...
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Codice penale e di procedura penale e leggi complementari - vigente
Luigi Alibrandi, Manfredi Bontempelli
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Enrico Mario Ambrosetti, Filippo Berto