Con sentenza n. 45306 del 7 novembre-10 dicembre 2024, la quinta sezione penale della Corte di Cassazione è intervenuta in materia di atti persecutori.
In tema di atti persecutori, la prova dello stato d'ansia o di paura denunciato dalla vittima del reato può essere dedotta anche dalla natura dei comportamenti tenuti dall'agente, qualora questi siano idonei a determinare in una persona comune tale effetto destabilizzante (Cass. pen., sez. V, 9 maggio 2012, n. 24135)
D’altro canto, tale ultima pronuncia evidenzia anche come non sia necessario che lo stato di ansia e turbamento, perdurante e grave, si sostanzi nell’accertamento di uno stato patologico, che può assumere rilevanza solo nell'ipotesi di contestazione del concorso formale con l'ulteriore delitto di lesioni.
La fattispecie prevista dall'art. 612-bis c.p., infatti, non può essere ridotta ad una sorta di mera ripetizione di quella contenuta nell'art. 582 c.p. — il cui evento è configurabile sia come malattia fisica...
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