La vittima di un’aggressione, e in particolare di una
condotta qualificabile come violenza di genere, non deve essere risarcita
soltanto per la lesione dell’integrità psicofisica. La terza Sezione civile
della corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 26419 del 7 ottobre 2026, richiama
l’attenzione su una distinta dimensione del pregiudizio non patrimoniale:
quella della sofferenza interiore provocata dalla mortificazione, dalla
frustrazione e dalla vergogna connesse ai segni visibili lasciati dalla
violenza sul corpo.
Nel caso esaminato, la vittima aveva riportato, a seguito
delle percosse, un’ecchimosi all’occhio, documentata dal certificato di Pronto
Soccorso. Proprio da tale circostanza la ricorrente aveva dedotto, oltre al
dolore fisico e al timore di incontrare nuovamente l’aggressore, il sentimento
di frustrazione e di vergogna derivante dall’essere costretta a mostrarsi in
pubblico con lividi riconoscibili come conseguenza delle percosse.
È questo...
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