News

Esame di avvocato: l’incostituzionalità dell’art. 580 c.p . IL COMMENTO DI VALERIO DE GIOIA

Data: 02/11/2019

Esame di avvocato: come prepararsi al meglio? Tenendosi aggiornati con le ultime sentenze, per esempio.

Da oggi gli autori della Casa Editrice La Tribuna ti offriranno contributi e commenti per essere al passo con le ultime novità e per giungere così all’esame con tutte le conoscenze necessarie per affrontarlo al meglio.

Oggi Valerio de Gioia, autore dei quattro volumi del "Percorso esame avvocato" e dei due nuovissimi “Codice dei Casi Penali sostanziali e processuali” e “Codice dei Casi Civili sostanziali e processuali” (utili per prepararsi all’esame di avvocato), ci propone un commento al recentissimo provvedimento della Corte costituzionale in materia di aiuto al suicidio.

La Corte d’assise di Milano, con ordinanza del 14 febbraio 2018, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale sull’art. 580 cod. pen.: nella parte in cui incrimina le condotte di aiuto al suicidio in alternativa alle condotte di istigazione e, quindi, a prescindere dal loro contributo alla determinazione o al rafforzamento del proposito di suicidio, ravvisando un contrasto con gli artt. 2, 13, primo comma, e 117 della Costituzione, in relazione agli artt. 2 e 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU); nella parte in cui prevede che le condotte di agevolazione dell’esecuzione del suicidio, che non incidano sul percorso deliberativo dell’aspirante suicida, siano sanzionabili con la pena della reclusione da 5 a 12 anni, senza operare una distinzione rispetto alle condotte di istigazione, in contrasto, quindi, con le previsioni degli artt. 3, 13, 25, secondo comma, e 27, terzo comma, Cost.

Nell’ottobre del 2018 la Consulta, dopo aver premesso che “l’attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti”, ha rinviato la decisione di circa un anno per consentire al Parlamento “di intervenire con un’appropriata disciplina”.

Con comunicato dell’ufficio stampa del 25 settembre 2019, la Corte Costituzionale ha reso noto che non è punibile, ai sensi dell’art. 580 cod. pen., a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

In attesa di un non più rinviabile intervento del legislatore, il giudice delle Leggi ha subordinato la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (artt. 1 e 2 della legge 219/2017) e alla verifica sia delle condizioni richieste sia delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del SSN, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente.

L’individuazione di queste specifiche condizioni e modalità procedimentali, desunte da norme già presenti nell’ordinamento, si è resa necessaria per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili, come già sottolineato nell’ordinanza n. 207 del 24 ottobre 2018 con la quale era stata rinviata la trattazione delle questioni di legittimità costituzionale.

Rispetto alle condotte già realizzate, il giudice valuterà la sussistenza di condizioni sostanzialmente equivalenti a quelle indicate.

Valerio de Gioia